Mamoiada

Patrimonio archeologico.

Mamoiada possiede vaste zone di interesse archeologico. Si deve ritenere che lo stanziamento umano in questo paese risalga ad epoche remotissime (XV-XIII secolo a.C.) poiché i segni di antichissime civiltà sono abbondantemente presenti nel territorio.

I Nuraghi sono numerosi ed hanno una struttura lineare, sono maggiormente presenti nelle zone più fertili e provviste di sorgenti. Attorno ad alcuni di essi sono evidenti i resti di villaggi e dove questi mancano si suppone che siano stati distrutti per recintare i campi.

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 Citiamo “Arràilo”, in zona sa Pruna, sulla strada per Orani, “Monte Juradu”, sulla strada per Sarule, “Orgurù”, sulla strada per Fonni. Numerose anche le “Domus de Janas”, piccole tombe del periodo neolitico-prenuragico, scavate nel granito. Esse si trovano in località “Mazzozzo”, alla periferia del paese, in località “Garaunele”, in prossimità della chiesa campestre di “Loret’attesu”, sulla strada vicinale per Oliena, in località “S’Eredadu”, ed in altri posti. Particolarmente interessanti sono Sas Honcheddas in località “Istevene”, un gruppo di 6 “domos”, sulla statale n° 389 per Fonni. Nella terza “domo”, in un pilastro rettangolare, è scolpita una testa di toro schematica, in rilievo, che si ritiene sia un simbolo di forza e fertilità. Diversi sono i “Menhirs” o Perdas Longas, ritenuti oggetti di culto.

Recentemente (Marzo 1997) sono state rinvenute delle rare pietre: un superbo monolito, non classificato e unico nel suo genere per altezza (m. 6,50) e una grande statua “Menhir”, di granito, risalente forse al III millennio a.C. detta “Sa Perda Pintà” (m. 2.67x2,10). Caratteristica di quest’ultimo monolito è la presenza di una serie di coppelle e di incisioni concentriche che lo rendono unico in Italia. Pare sia stato trovato un simile monolito in Inghilterra. (*)

Fino a circa due secoli fa diversi siti archeologici dovevano essere pressoché intatti, in seguito la distruzione e lo “smontaggio” di interi siti o singole steli, perdas longas ed altro non avvenne espressamente per vandalismo o per costruzione di muri di confine.

Riportiamo, in lingua originale ed eventuali errori di stampa, un breve tratto riguardante le “antichità” di Mamojada dal “Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale” degli Stati di S.M. il Re di Sardegna compilato per cura del professor Goffredo Casalis ai primi decenni del 1800: «…in su’ confini co’ salti di Orgosolo, e nella regione prossima ai salti di Orani, che dicono Venatieri vedonsi grandi monoliti piramidali eretti sul suolo, dello stesso genere di quelli che in altre regioni sono detti Pedras Fittas, e che sogliono essere in numero di tre con in mezzo il maggiore. Il primo di consimili monumenti che fosse considerato da me, fu il primo. Innanzi quel giorno nessuno scrittore li avea riguardati.

Chi abbia veduto sulle rive del Carnac (Morbihan) le pietre celtiche dette Men-hir, la qual parola nella lingua de’ brettoni dice Pietre (men) lunghe (hir), e veda poi questi monoliti sardi, che molti dicono Pietre-fitte, perché infisse al suolo, e altri Pietre lunghe, potrà riconoscere la grandissima e quasi intera somiglianza di siffatti obelischi de' due paesi nella materia, nella forma e in altri rispetti, se non che in Sardegna trovansi lontane le une dalle altre queste pietre, e sempre in numero di tre, due delle quali minori; mentre nella Brettagna occorrono così frequenti, che siasi potuto credere fossero monumenti di morte sopra le sepolture di persone insigni, e tutti della stessa altezza che pareggiasi a quella della media fra le Pietre-lunghe de’ sardi.

In più contrade della Bretagna i creduli abitanti della campagna dicono che in certe epoche dell'anno al chiaror della luna appariscano i cornandous folletti nani di non bella figura, e formino intorno a' menhir una danza infernale e che nel silenzio della notte odansi con le loro stridule voci chiamare i viaggiatori i quali tentano lusingare facendo suonar dell’oro. E parimente fra i montanari sardi sono alcune strane opinioni sopra questi monumenti, e v’ha chi crede che i diavoli abbian sotto tali pietre conservati tesori, e che a’ medesimi non si può arrivare da’ ladri che nell’anno santo, quando i mali spiriti sono impediti a difenderli. Perciò nell’anno del giubileo generale furono rovesciate le pietre-fitte in molti luoghi, e una pure nel territorio di Mamojada.

(*) Ampia descrizione di tutti i siti archeologici nel territorio di Mamoiada con fotografie, planimetrie e disegni nel libro “Pietre Magiche a Mamoiada” di Giacobbe Manca e Giacomino Zirottu, patrocinato dall’Amm.ne Comunale e curato dall’Assoc. “C. Atzeni” - ediz. Studiostampa - Nuoro.

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Aggiornato il: mercoledì 16 marzo 2005