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Sul dorso del Mamuthòne, legato da una serie di cinghie in cuoio con un complesso sistema di ancoraggio, è sistemato un pesante mazzo di campanacci di varia misura mentre un altro carico più piccolo di campanelle bronzee è collocato sul davanti all’altezza dello sterno e dello stomaco. L’insieme dei campanacci e sonagli viene chiamato sa càrriga. Il peso complessivo di tutta l’attrezzatura si aggira sui 25 chili, ma non è solo il peso quello che fa faticare i componenti di questo straordinario gruppo bensì la “morsa” delle cinghie in pelle, ben strette tra le spalle e la gabbia toracica che rendono difficile la respirazione. Infatti, a fine esibizione, le spalle dei partecipanti sono spesso segnate da varie ecchimosi. Una delle doti richieste per fare il Mamuthòne è la resistenza alla fatica. I Mamuthònes sono accompagnati dagli Issohadores, portatori di soha, una lunga fune ora in giunco ma che prima era di cuoio pesante. L’Issohadore non porta ne maschera nera ne campanacci, il suo abbigliamento è diverso da quello del Mamuthòne e viene indicato a Mamoiada come “veste’e turcu” (vestito da turco). L’abbigliamento ora comprende: sul capo la nera berritta sarda legata al mento da un fazzoletto variamente colorato, larghi pantaloni e camicia di tela bianchi, sopraccalze di lana nera, il corpetto rosso del costume tradizionale maschile, a tracolla una cinghia in pelle e stoffa dove sono appuntati piccoli sonagli, uno scialle, di solito scuro con bellissimi ricami, legato alla vita con la parte variopinta che scende lungo la gamba sinistra. Ultimamente, da parte dell’associazione Pro-Loco, è stato ripristinato l’uso della visera crara (maschera) per gli Issohadores. Questa visera è chiara, dai lineamenti gentili e veniva indicata come maschera “de Santu” o “de Santa” o ancora maschera “Limpia” (pulita). I Mamoiadini affermano che senza Mamuthones e Issohadores non c’è Carnevale il che vuole significare che è questa la manifestazione più importante, il simbolo del Carnevale e segno di allegria e tempi propizi. La sfilata dura dal pomeriggio fino alla tarda sera, Mamuthones e Issohadores mangiano e bevono poco perché l’esibizione richiede sforzo e le cinghie dei campanacci comprimono il torace o forse perché, dice qualche studioso, in principio digiunavano come negli antichi misteri. Quella dei Mamuthones e Issohadores non pare una carnevalata ma da più l’idea di una cerimonia solenne vuoi per la taciturnità e compostezza dei partecipanti, vuoi per il loro procedere ordinato come in una processione. Il passo per avanzare e scuotere i campanacci quasi fa pensare ad una danza, «una processione danzata» come l’ha definita l’etnologo Raffaello Marchi che per primo, negli anni ‘40, ha osservato molto da vicino questa manifestazione. Il gruppo è composto tradizionalmente da 12 Mamuthones e 8 Issohadores e vanno avanti disposti in quest’ordine: |
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M = MamuthoneI = Issohadore
M M I M M I M M M M I M M I M M
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I Mamuthones sfilano disposti su due file parallele mentre gli Issohadores, mobilissimi, quasi a protezione si sistemano in posizione di avanguardia, retroguardia e sui fianchi esterni delle due file. La processione procede lentamente, il passo dei Mamuthones è diverso da quello degli Issohadores ma non è discordante. I primi si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiono un movimento obbligato poiché nel procedere devono scuotere allo stesso tempo tutti i campanacci e sono appesantiti anche dalle vesti di lana grezza e dalla visera. Nell’avanzare danno tutti dei colpi di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un’altra verso sinistra; a questo movimento in due tempi, eseguito in sincronia, corrisponde un unico squillo dei campanacci; ogni tanto tutti insieme fanno tre rapidi salti su se stessi seguiti, naturalmente, da tre squilli più alti di tutti i sonagli. Gli Issohadores si muovono con passi più agili e quando vogliono gettano sa soha (il laccio) e colgono, tirano a sé la persona che hanno scelto nella folla. La bravura dell’Issohadore sta proprio nel riuscire a “catturare” la persona scelta con questa originale fune che è assai leggera e di complicata manovrabilità, molto più impegnativa di quelle tradizionali in pelle o canapo. |
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Mentre compiono questo esercizio essi possono scambiare qualche parola con la gente che li circonda, mentre i Mamuthones restano muti per tutto il percorso della processione. Specialmente se sono uditi a distanza, per le vie di Mamoiada, loro unico ambiente naturale, mentre avanzano gradualmente dal silenzio, gli squilli alti e leggeri dei sonagli, quelli gravi e cupi dei campanacci fortemente scossi dai colpi faticosamente cadenzati dei passi creano una sonorità amplissima, solenne, piena di oscuri significati. In questo clima di mistero avanza la processione, austera e tragica, con i Mamuthones neri e oppressi come schiavi in catene e gli Issohadores colorati e apparentemente più liberi nel movimento.
La Sardegna non cessa di stupire per i misteri che si nascondono dietro le sue tradizioni. Ancora nel terzo millennio, questa terra arcaica e misteriosa serba riti ancestrali e suggestivi che si osservano solo esaminando attentamente lo svolgimento di alcune feste popolari. Mamuthones e Issohadores di Mamoiada non sono stati studiati approfonditamente nel passato forse perché si è sottovalutata l’importanza culturale della rappresentazione o forse perché in Sardegna le manifestazioni di questo tipo erano sempre presenti e numerose. La sfilata dei Mamuthones e Issohadores è comunque un rito tanto antico che il significato si è perso anche nella tenace memoria della cultura orale barbaricina, impossibile da catalogare con certezza, cioè senza possibilità di errore. Oggi, in molti paesi, se non scomparso del tutto, è appena rimasto un debole ricordo di antichi usi e tradizioni. Mamoiada ha avuto la fortuna di aver conservato meglio la sua misteriosa mascherata che sembra, per certi versi, diversa da tutte le altre ancora praticate, o estinte da non molto tempo, negli altri paesi della Sardegna. Le pubblicazioni che abbiamo sui Mamuthones e Issohadores sono, in genere, recenti, la più “antica” è datata 1951. Questo ha reso certamente più difficile l’individuazione e la collocazione precisa del significato della manifestazione. L’analisi del fenomeno doveva essere però seriamente affrontato nell’ambito etnologico e con metodo storico-culturale. Nel 1990 la studiosa Dolores Turchi pubblica il frutto di 12 anni di studi sull’argomento con il libro “Maschere miti e feste della Sardegna”. Una ricerca indispensabile, con esaurienti esami comparativi dei fenomeni esistenti non solo nella tradizione sarda, affrontata e condotta con scrupolosità scientifica. Una ricerca seria e approfondita che, basata sulla testimonianza dei vecchi, sui miti che questi raccontano, legati a rocce e a territori particolari, sui ritrovamenti archeologici e sulla toponomastica delle zone indicate, nonché sulle antiche fonti letterarie e sulle tradizioni legate ai santi più venerati dell’isola, ha portato alla scoperta dell’antica religione dei Sardi e all’identificazione delle loro divinità. Con questa pubblicazione ora abbiamo molti più elementi per individuare chi si nasconde nella maschera dei misteriosi tragici Mamuthones, chi era la vendicativa Luxia Rabbiosa nel mito della pietrificazione, cos’era il presagio di morte del terrificante Boe Muliacre che vagava durante la notte, quali divinità ricopre Sant’Antonio del fuoco e quanta importanza ebbero i misteri dionisiaci ed eleusini in una terra in cui la sopravvivenza degli uomini fu sempre legata ai riti agrari per la richiesta dell'acqua e per la fertilità dei campi. In ordine cronologico di pubblicazione nel sito www.mamuthonesmamoiada.it <http://www.mamuthonesmamoiada.it> si propongono diversi studi circa l’origine e il significato dei Mamuthones e Issohadores, naturalmente si parla sempre di ipotesi e l’ipotesi, si sa, non fa scienza. Intanto la cerimonia rimane e Mamoiada la conserva gelosamente sia pure relegata tra le manifestazioni carnevalesche. …se vuoi un Carnevale che non c’è ne un altro su tutta la terra - scrive Salvatore Cambosu in “Miele amaro” - vattene a Mamoiada che lo inaugura il giorno di Sant’Antonio: vedrai l’armento con maschere di legno, l’armento muto e prigioniero, i vecchi vinti, i giovani vincitori: un Carnevale triste, un Carnevale delle ceneri, storia nostra d’ogni giorno, gioia condita con un po’ di fiele e aceto, miele amaro. Chi osserva lo spettacolo dei Mamuthones e Issohadores a Mamoiada - scrive Paolo Pillonca grande amico di Mamoiada e della sua gente - può “leggere” il cerimoniale attraverso il filtro che preferisce o attraverso più di un filtro. Forse il fascino più sottile dei Mamuthones consiste proprio in questo: nel mistero che ne avvolge l’origine e di conseguenza ne nasconde il significato, nella libertà che lascia all’immaginazione di ciascuno di ricostruire a suo modo un enigma nel ricollegare tutto ad una tragedia, ad un rito o nel confinarlo invece in dimensioni più modeste di una storia senza storia quale è quella dell’umana fatica di tutti i giorni, ieri con gli animali dei campi, oggi con i mostri tecnologici delle città. |
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Ampie descrizioni sulle varie ipotesi di origini e significati con le pubblicazione degli studiosi si possono leggere cliccando sul sito www.mamuthonesmamoiada.it (documenti) torna su |
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